Etica/tecnica/industria

Presentazione di PAOLO CORNAGLIA FERRARIS, EUGENIO PICANO <b>"Malati di spreco. Il paradosso della sanità italiana"</b>, Laterza edizioni, Roma-Bari, marzo 2004, euro 14,00

“Che la tecnica non miri a scopi escludenti significa che essa ha come scopo la crescita infinita della propria potenza. (…) Anzi ha come scopo il non privarsi della capacità di realizzare qualsiasi scopo. (…) La tecnica tende all’onnipotenza.”
Emanuele Severino <i>Dialogo su diritto e tecnica</i>

“Solo chi è sicuro di non venir meno anche se il mondo , considerato dal suo punto di vista, è troppo stupido o volgare per ciò che egli vuol offrirgli, e di poter ancora dire di fronte a tutto ciò: “Non importa, continuiamo!”, solo un uomo siffatto ha la “vocazione” per la politica.
Max Weber <i>Politik als Beruf, Wissenschaft als Beruf</i>

Scrive Cornaglia Ferraris a pag.VII di questo suo pregevole contributo: “E’ lo spreco che rende impossibile cure gratuite per tutti”. E si potrebbe chiudere qui. Dopo aver anche ricordato che l’Italia è il paese europeo che spende meno in campo sanitario.
Ma porsi il problema dello spreco è porsi problema etico. E l’eticità innanzi alla tecnica, come insegna Galimberti, “diventa pat-etica”.
“Che ne è delle cose, della loro consistenza, della loro durata, della loro stabilità?” scriveva Galimberti (in <i>I vizi capitali e i nuovi vizi</i>, pag.70) aprendosi all’abisso del confronto tra etica e tecnica su cui si arrovella anche questo ultimo volume – eticissimo – del grande Cornaglia Ferraris, una delle poche luci del mondo primariale italiano.
E che ha il coraggio di parlare <i>apertis verbis</i> di “interessi commerciali” in ambito delle cure mediche, che non è poco in questo sistema omertoso di intoccabili.
L’hybris, la sconfinata presunzione prometeica della classe medica è una volta di più uno dei centri del volume, classe “feudale, incestuosa e politicizzata”, in un ambiente ove “sono tutti ricattabili”.
E lo spreco: medicinali inutili e non consumati costano ogni anno allo Stato italiano 650 milioni di euro. E il rapporto (pagine importanti) tra profitto e salute: cento sono le multinazionali farmaceutiche che controllano un quinto dell’intera ricchezza mondiale. I loro profitti negli ultimi anni sono stati del 500% superiori alla media di tutti i rami dell’industria.
La malattia è un business. Non fossimo malati, sarebbe opportuno esserlo.
E farsi azionisti di Big Pharma, il cartello delle grandi società farmaceutiche (pag.107 e ss.): “nessun investitore rischia capitali per fare beneficenza, la legge dell’alta finanza non guarda in faccia nessuno. (…) Il profitto del settore è stato ed è ancora enorme: chi guida la danza è convinto che cresca con la diffusione delle malattie”.
E chi è alla guida di un programma di ricerca, non può rendere pubblica una scoperta che danneggi l’industria pagante.
Ciò che gli autori dipingono – con Cornaglia Ferraris ha collaborato Eugenio Picano in questa occasione – è un sistema e una cultura che si nutre di arroganza. E di profitto.
Ove il rapporto etica/tecnica è un naufragio permanente sulle scogliere di marmo del nichilismo di una prassi sfrenata nelle mani di chi ha sede nei luoghi delle decisioni. Ovvero industria e primariato, in forma di azionisti o protagonisti diretti della politica.
Le molte luci della professionalità sono oscurate dalla nebbia, dalla penombra in cui tutto il sistema è invischiato.
La denuncia civile di Cornaglia Ferraris e dei pochi altri che osano (Cornaglia è stato da poco restituito al suo lavoro dopo una trafila da vergogna di licenziamenti e ricorsi) si frange su quella scogliera di marmo. Ma continua a parlare, a scrivere, a cercare spazi giornalistici, a fondare pagine web (si veda www.camiciepigiami.org ): è cioè un uomo politico a tutto tondo. Un uomo che non tace su questo oceano nero sul quale naviga lui e la sua professione.
Il suo continuare a non tacere ce lo fa ammirare


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