Intervista ad Emma Bonino

In esclusiva per Generazioneelle – Intervista di Valeria Manieri

(05-10-2003) Ero piena di fogli e fogliettini con le domande che avevo preparato. Tuttavia quella che avevo pensato come una intervista si tramutò in una piacevole conversazione. Accese la sua immancabile sigaretta ed io iniziai con le mie domande .

Come mai si è allontanata dalla politica italiana negli ultimi tempi? Di che cosa si sta occupando? -Beh, sai, non è che mi sia allontanata. Diciamo piuttosto, che dopo le ultime elezioni e i referendum, non è che si potesse fare granché. Attualmente vivo a Il Cairo, dove ho casa. Faccio su e giù tra l´Egitto, Strasburgo, Bruxelles… (E intanto pensavo che avevo avuto una gran fortuna nel trovarla a Roma)

Come mai proprio in Egitto? -Perché è lì che sto studiando e sto approfondendo le mie conoscenze sul mondo arabo: studio ormai da due anni l’arabo. Inoltre è in Egitto che stiamo trovando contatti, portando avanti le nostre battaglie e dove trovano ascolto le nostre proposte. Si partecipa a conferenze con importanti personalità del mondo arabo, con i dissidenti di quei regimi, si insiste per trovare un dialogo. Sai, ascoltano molto di più di quanto non si pensi. Ho sentito parlare del progetto di una “Organizzazione mondiale delle democrazie”. Di che cosa si tratta? -Sì, è da tempo ormai che stiamo lavorando con “Non c’è Pace senza Giustizia” al progetto dell’OMD, di una Organizzazione mondiale delle democrazie. L’OMD, che si rifà ad una intuizione clintoniana, la Community of Democracies (N.d.R…), prevede la costituzione di una organizzazione che riunisca le nazioni davvero democratiche, che usano gli stessi mezzi e si pongono gli stessi scopi per la promozione della democrazia, dei diritti umani e civili. Un’organizzazione che non esporti la democrazia, ma che la promuova, che promuova quei diritti umani e civili in quei paesi oppressi da regimi totalitari o non democratici, e che monitori costantemente la situazione di sviluppo di quei germogli di libertà in quei paesi ove il cammino è iniziato da poco tempo. È importante che questo progetto e che gli sforzi miranti alla promozione dei diritti non siano interpretati però come una sorta di nuovo colonialismo, perché sarebbe errato. Si parla tanto di diritto d’ingerenza, ma io credo piuttosto che talvolta questo diritto d’ingerenza diventi un dovere d’ingerenza. Proprio qualche tempo fa, Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace, nuovamente arrestata in Birmania, ci ha dato uno slogan bellissimo che riassume un po’ ciò che ci proponiamo di fare con l’OMD. Aung San Suu Kyi ci ha detto: “Vi prego usate le vostre libertà per promuovere le nostre.”Credo che ciò dimostri, anche a noi europei, che non è vero che persone di differenti culture non vogliono la democrazia, come invece i diritti umani siano universali ed indivisibili. Noi radicali, allo scontro tra culture non ci abbiamo mai creduto.

Tornando al mondo arabo, lei che ne è una attenta osservatrice, li trova più attenti ai problemi di diritti civili e libertà? Si fanno passi avanti? – Sono più attenti a questi problemi, questo è certo. Si stanno facendo passi in avanti, piccoli ma importanti. Lo stato di diritto delle donne, ad esempio, in molti paesi arabi si è ampliato. Vi sono donne che partecipano alla vita politica, altre che sono ministro, come in Giordania. Il Kuwait si è mosso nell’approvare una legge progressista sullo stato personale delle donne. Anche in Sudan, nello stesso Egitto, nello stato Tunisino, nell’Arabia Saudita, e soprattutto in Marocco, qualcosa si sta muovendo. Il mondo arabo poi guarda con molta attenzione agli avvenimenti e alla politica europea; noi dovremmo prestar loro più attenzione.

Lei che è attualmente deputata al Parlamento Europeo, quali crede siano i limiti di questa unione? -Ci ritroviamo davanti un’Unione Europea che d’Unito ha davvero poco, che, di fatto, è soltanto un’Unione monetaria. Abbiamo la moneta unica, ma manchiamo d’uniformità nelle scelte politiche da intraprendere. Ad esempio, manca un elemento fondamentale per ogni paese che voglia rendersi davvero autonomo, anche nella difesa, come un esercito comune. Ciò che mi preoccupa molto poi, è il modo di rapportarsi che hanno ancora gli italiani con l’Europa: sembra ancora un qualcosa di “esotico”.

Parliamo un po’ del rapporto tra italiano e politica. Secondo lei, perché quando si tratta di grandi ideali, di programmi europei, gli italiani votano i Radicali, e invece nell’ambito “nazionale” vi danno così scarsa fiducia? -Questo dipende molto dallo spazio che i media mettono a nostra disposizione, che in genere è poco, troppo poco. Quando fu per le europee dipese dalla grande mobilitazione che riuscimmo ad ottenere. Lo stesso non fu invece per i referendum e per le elezioni del 2001, ma in quel caso ci sabotarono in tutti i modi. I politici e il governo invitarono le persone ad andare al mare, li convinsero a non votare e non raggiungemmo il quorum. In generale comunque, credo che a volte si sottovaluti molto la forza delle idee, delle idee radicali.

Prima delle europee, come ricordava lei prima, riusciste ad ottenere una grande attenzione. Ci fu la campagna “Emma for president”… molti italiani le dimostrarono grande affetto e la votarono… -Sì, appunto. Per la presidenza sapevano che non sarebbe stato possibile, dato che in Italia non vi è l’elezione diretta del presidente. Fu una cosa fatta soprattutto per stupire. Quando, al Senato, al Parlamento, al Quirinale, si avanzò la proposta di un presidente donna, non so, sembrava gli avessero proposto di eleggere… uno scarafaggio(?!).probabilmente l’avrebbero presa meglio… servì comunque a dare uno scossone, era necessario.

Lo rifarebbe? -No, no… era necessario in quel momento.

Necessità che si trasformò poi alle elezioni europee con un 8,5% dei voti della LISTA BONINO -Sì, quel risultato fu il frutto della campagna per la presidenza, della grande mobilitazione che riuscimmo ad attivare. Avevamo a disposizione circa 30 miliardi provenienti dalla vendita di gran parte dei nostri beni; il 25 per cento di Radio Radicale, in primis. Nessuno si aspettava da noi tanto chiasso, sicché stupimmo tutti.

Parliamo un po’ di lei, ora. Quanto le ha dato il suo lavoro? -Tutto. Non si è mai pentita delle sue scelte, magari quella di dedicarsi completamente alla politica, a discapito di formarsi una famiglia propria, dei figli? -No, sinceramente no. Vedi, nella vita si fanno delle scelte. Si sceglie ciò che ci appassiona, che diventa la passione più grande. In realtà si sceglie continuamente: ad esempio magari, invece di andare al cinema, io, preferisco andare a parlare dei diritti umani, di quelli delle donne, delle mutilazioni genitali femminili, o partecipare ad un dibattito televisivo sull’eutanasia. Sono scelte continue, sono scelte anche quelle.

Ma non le è mai capitato di pensare chessò… “La politica è uno schifo, mollo tutto”? -(Sorride)Ah sì, questo sì… sette volte al giorno almeno… però poi, come fai? Magari ti arriva la notizia di una che sta per essere lapidata, o mutilata, o di chissà quale altra ingiustizia o atrocità, e capisci che non puoi… bisogna andare avanti.

Come ha conosciuto i Radicali, quando ha deciso di fare politica? Veramente io non avevo mai pensato di fare politica. Infatti io insegnavo. Così come i radicali li ho incontrati per caso, per strada, a dei tavoli. In realtà è iniziato tutto da un’esperienza personale. Era successo che mi ritrovai a dovere abortire e a non sapere che fare, a chi rivolgermi, perché in Italia non si poteva. Dovetti andare, come tante altre donne, alla ricerca di qualche “mammana”, per poterlo fare clandestinamente. In fondo – ricorda – quello di poter praticare un aborto o meno in Italia era una vera e propria discriminazione tra classi: chi aveva i soldi andava a farlo all’estero, in Inghilterra, in cliniche private, dove era legale. Altre donne, invece dovevano abortire in clandestinità, mettendo la propria vita in pericolo, nelle mani di veri e propri macellai. Così, una sera, mentre ero su un treno, in viaggio per Firenze, per andare a trovare qualcuno che potesse aiutarmi, mi dissi: “Ma dimmi te se io devo andarmi a mettere nelle mani di una mammana, e magari rimetterci pure la pelle. Non è giusto”.

E così è stata questa la spinta, che è diventata la sua battaglia… poi il CISA… La sua famiglia ha appoggiato tutte le sue scelte, il C.I.S.A., o quando la arrestarono? -Sì, la mia famiglia mi appoggiava. A volte erano un po’ preoccupati, ma più che altro perché ero una donna giovane che muoveva passi importanti e decisi in un panorama sociale e politico in fermento. Anche quando decisi di farmi arrestare, capirono. In fondo è andata bene. La battaglia sull’aborto fu vinta.

E cosa mi dice di Marco Pannella, il suo grande alleato di tante battaglie?… litigate? -(Sorride di nuovo)Sì, sì… molte volte! Ci si confronta si hanno opinioni diverse, si fanno analisi diverse, ma sulle cose importanti davvero ci si trova sempre uniti. Lui poi è più… in un certo senso “irruente”, io invece tendo più al “quieto vivere” per alcuni aspetti. E poi abbiamo una formazione diversa, studi differenti, apparteniamo anche a generazioni diverse. Però Marco, anche quando magari le cose non vanno, è comunque la mia “assicurazione sulla vita”…

Un’assicurazione che la fa essere contenta di fare ciò che fa, anche quando ci sono mille difficoltà? -Già… è così!

Lei appare come una donna forte, determinata… c’è stato un momento, una circostanza in cui ha avuto davvero paura? -Beh, sì certamente… ci sono state.

(Insisto) Mi viene in mente quando fu sequestrata dai Talebani in Afghanistan e subito dopo denunciò le terribili condizioni delle donne afghane… -Beh, lì non avevo paura tanto per me, quanto per gli altri, per i collaboratori. Avevo timore della loro reazione, che perdessero la calma… sai, non tutti conoscono o sono per la nonviolenza… sicché lì temevo sviluppi peggiori… temevo che una situazione già delicata degenerasse.

Generalmente ha paura di qualcosa? -Ah, sì… spesso, molto spesso Ad esempio ho paura di andare in T.V., in una trasmissione, o prima di fare un discorso…

Allora maschera bene…si direbbe che sia coraggiosa anche per questo! -Beh…ma com’è che si dice?… Il coraggio non è non avere paura, ma riuscire a dominarla .

C’è qualcosa che non riesce a fare, a dire, che la spaventa? -Sì, io non so dire e mi spaventa la parola “sempre”.

Quindi non fa promesse, non le piacciono le cose a lunga scadenza? -In un certo senso è così… Non mi sono neppure accorta che è trascorsa quasi un’ora. Ha una forza nel comunicare che non t’aspetti, anche se è piuttosto pacata nell’esporre, molto puntuale nel rispondere. Ho avuto successivamente l’opportunità di osservarla nei vari congressi dei Radicali e costatare quel suo fare un po’ appassionato e un po’ distaccato, che sa alternare in modo inconsapevole, credo, ma perfetto. È trascinante il suo amore per i diritti umani e civili, quella sua voglia di dialogare, d’imparare, di mettersi in gioco e di intraprendere sfide difficili e importanti… quella sua passione per la politica. Quella politica che non sottovaluta mai la forza delle idee e della libertà. Il suo impegno di sempre.


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