Il codice della dignità

Di Federica Onori

Non capita spesso a scuola di aprire una discussione su problematiche attuali che sicuramente risultano essere più interessanti e formative del rigido programma ministeriale.

Oggi è stata una di quelle poche volte in cui abbiamo avuto la possibilità di assistere a una breve ma proficua lezione sul significato di dignità come fondamento dei diritti dell’uomo che la nostra società sembra ignorare o aver dimenticato in qualche oscuro meandro del proprio conscio. Alla luce della recente situazione internazionale credo quindi sia opportuno rinfrescare un po’ le idee e chiarire con queste brevi riflessioni cosa si deve intendere per “codice della dignità”. L’uomo non è soltanto un insieme di cellule, tessuti e organi funzionali alla propria sopravvivenza. E’ sì tutto questo ma c’è qualcosa, oltre la ragione, che lo distingue dagli altri esseri viventi. Un valore individuale e ab- solutus, cioè sciolto, libero e incondizionato che rappresenta l’originale legame inter- umano: la dignità. Prima di appartenere a una famiglia, ad uno stato, ad una religione l’uomo appartiene all’umanità, alla vita umana sia essa immune da colpe che macchiata di crimini o reati. Una vera democrazia dunque deve basarsi sul rispetto della dignità umana, ovvero su quella responsabilità che permette a ognuno di vivere e abitare nel mondo né da schiavi né da padroni. Ecco allora che la politica, l’economia, l’educazione, l’arte sono vincolate al riconoscimento e alla traduzione pratica della dignità che, a livello non più individuale ma collettivo, si esplica nel rispetto dei diritti umani i quali trovano il loro ambito applicativo in tre specifiche situazioni. Innanzitutto nella dinamica personale, nella ricerca e nella scoperta della propria personalità, passaggio fondamentale per riconoscere la propria dignità e di conseguenza quella degli altri. Nella sfera educativa la scuola rappresenta il luogo primario in cui si incomincia e si impara a convivere con gli altri, liberandosi dall’egoismo e dalla potenza del proprio “io”. E’ la prima manifestazione di una comunità civile in cui confrontare e mettere in discussione le proprie idee. Nella prospettiva politica infine la dignità non può e non deve essere finalizzata al conflitto di ideologie e interessi che hanno per unico scopo la propria vittoria e la sconfitta dell’avversario. La forza della politica consiste invece in una sorta di “conflitto non violento” in cui il contrasto tra le diverse opinioni non è indirizzato a umiliare e distruggere l’altro ma mira al riconoscimento, a una più ampia conoscenza delle ragioni del dissenso, proponendo soluzioni accettabili anche da parte degli interlocutori. Se l’uomo nasce come “politicon zoon”, animale politico e sociale, portatore di diritti naturali e di quel “appetitus societatis” che lo spinge ad entrare nella società, soltanto relazionandosi con gli altri, rispettandoli e mantenendo viva la propria personalità, potrà realizzare quel desiderio, piena realizzazione della propria persona, che lo accomuna con lo stesso intento ad ogni essere umano: il raggiungimento della felicità.


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