Non toccate l’embrione!

Vincenzo Donvito, dal Notiziario cellule staminali del 14 maggio 2004

Che la nuova legge sulla fecondazione assistita approvata lo scorso febbraio fosse fomentatrice di un nuovo turismo sanitario, non sono in pochi ad averlo intuito e denunciato. Per diverse sue parti: a partire da quella da cui prende il nome, continuando con le diagnosi pre-impianto e finendo con la ricerca sugli embrioni.
Lo scorso 4 maggio la rivista Usa "Jama" (Journal of the American Medical Association) ha pubblicato uno studio che ha messo in evidenza come la diagnostica pre-impianto puo’ essere utilizzata per selezionare bambini-donatori di midollo osseo o cellule staminali, al fine di curare malattie di loro fratellini altrimenti condannati a morte certa. Finora questa tecnica era stata utilizzata per evitare la nascita di un bambino colpito da una malattia genetica.

Sul clamore di questa pubblicazione (che ha solo rimarcato come a Chicago si pratica in modo piu’ organizzato e diffuso quanto gia’ accade in altri luoghi, Europa inclusa), sono susseguite informazioni simili. E una ci ha colpito in modo particolare, perche’ viene dalla vicina Spagna, dove, proprio di recente e’ stato approvato un nuovo progetto di legge in materia di procreazione assistita che, aprendo anche alla ricerca sugli embrioni, ha posto questo Paese tra le avanguardie comunitarie in materia. La legge spagnola non dice nulla rispetto ai bambini-donatori (o bimbi-medicina, come vengono chiamati in lingua inglese), per cui cio’ che non e’ vietato dovrebbe essere consentito. E dallo scorso 26 agosto c’e’ una richiesta in merito dell’Ivi (Istituto Valenciano di Infertilita’) per cinque coppie, su cui si dovrebbe pronunciare la Commissione Nazionale per la Riproduzione Assistita.

Dopo questa richiesta per le coppie spagnole, sono giunte altre due richieste da parte di coppie italiane i cui figli soffrono di beta talassemia. All’Istituto Valenciano sono ottimisti per l’avvio del trattamento, e ricordano come i genitori di questi bimbi malati sanno di avere una soluzione e, per il momento, di non poterla praticare, ma se non l’otterranno a Valencia andranno a Chicago. Che e’ quanto probabilmente hanno pensato le due coppie italiane quando hanno chiesto a Valencia, perche’ piu’ vicina di Chicago e, non lo escludiamo, con un’ipotesi piu’ fattibile di rimborso da parte del sistema sanitario italiano proprio perche’ nell’ambito del territorio dell’Unione Europea.
 
Noi crediamo che siamo solo agli inizi di un fenomeno molto piu’ ampio di quanto si possa immaginare (in Gran Bretagna, anche li’ agli albori di queste tecniche, ci sono gia’ norme precise che le consentono). Dei bimbi-medicina non se ne parla o, come nel caso italiano, ci sono leggi che lo vietano esplicitamente. E come spesso accade, il mix religione/ignoranza risulta quello vincente.

Ma qualcosa si sta cominciando ad incrinare. Le due coppie italiane in lista a Valencia crediamo siano solo un’avanguardia di storie drammatiche di ordinaria quotidianita’, che aspettano solo l’informazione per trasformarsi in speranza scientifica.


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