L’embrione è un essere umano , il malato no.

Di Marco Paolemili

Ha ricevuto un bel dono sotto l’albero il mondo cattolico questo Natale. A quello che avevano chiesto, vale a dire delle regole chiare e conformi alle dottrine ecclesiastiche in materia di procreazione medicalmente assistita, Governo e Parlamento italiano hanno risposto con la neonata legge 1514. Leggendo il testo definitivo, più che a norme che regolamentino un tema così delicato, sembra trovarsi davanti a una lista di divieti che lasciano poche speranze a coppie sterili e malati. Scorrendo riga dopo riga la legge diventa sempre più una pesante catena che imprigiona la scienza.

Con posizioni etiche ampiamente discutibili e ispirate dal principio “non sono d’accordo, quindi te lo vieto” la 1514 ci dice subito che le coppie omosessuali, a cui già è vietato qualsiasi diritto di esistenza, non potranno avere accesso alla procreazione assistita. Niente matrimonio, niente convivenza, niente adozioni e niente maternità. Il secondo divieto, correlato da pesanti sanzioni, è per la fecondazione eterologa. Non sarà possibile quindi far ricorso a ovuli, spermatozoi e utero d’individui diversi dalla coppia di genitori. Chiusa la porta in faccia agli uomini che non producono spermatozoi, alle donne senza ovuli o con un apparato genitale incompatibile con la gravidanza per diverse patologie. Potranno essere prodotti e impiantati contemporaneamente al massimo tre embrioni, giudicati sufficienti al successo della gravidanza (sarà stata la numerologia cattolica che indica in tre il numero perfetto ad ispirarli?).

Secondo gli esperti e da quanto si evince dalla pratica medica questo numero di embrioni non è sempre sufficiente: la fecondazione dell’ovulo da parte dello spermatozoo non va sempre a buon fine ed è frequente che l’embrione impiantato non superi i primi giorni di vita. In più il divieto di congelare gli embrioni per successivi tentativi, costringerà le coppie che per sfortuna non avranno avuto successo a sottoporsi nuovamente alle procedure di fecondazione, dolorose a volte, sicuramente non piacevoli e non prive di rischi. E pensare che nei principi generali, alle prime battute della legge, si dava possibilità al Ministro della salute di promuovere le ricerche sulla crioconservazione dei gameti, chiaramente vietata, se non momentanea per eventuali non buone condizioni fisiche della donna! Non solo divieti, quindi, anche prese in giro. Non sarà possibile la manipolazione genetica e la selezione di embrioni e gameti senza anomalie cromosomiche per l’impianto. Il risultato che la legge ottiene è l’obbligo per la coppia di impiantare anche un embrione malato, con la possibilità poi di ricorrere all’aborto terapeutico.

Perché non evitare subito un fallimento? Sbarrata è così anche la strada alla eventuale possibilità futura di modificare il genoma umano a fini terapeutici, per eliminare o correggere quelle anomalie genetiche responsabili di patologie spesso mortali o fortemente debilitanti per il nascituro. La legge non risparmia poi la ricerca scientifica e va a colpire milioni di malati italiani che aspettano una speranza dalle cellule staminali. Viene fatto divieto di clonazione umana, ma non soltanto intesa come riproduzione di un individuo totalmente uguale per patrimonio genetico a uno dei due genitori, ma anche a fini di ricerca. Non sarà possibile cioè prelevare neanche una singola cellula dagli embrioni formati con la fecondazione e utilizzarla come cellula staminale totipotente per riparare o ricreare tessuti umani danneggiati. E’ la parola fine, forse, per la ricerca italiana contro centinaia di malattie degenerative. Diceva Henry Ford: “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”. La legge 1514, in nome dell’etica, nega il diritto d’accesso a tecnologie che permettono possibilità di cura e di maternità. Manda in fumo la speranza di tante mamme e papà, di tanti malati ai quali, in molti casi, nega anche la vita. Perché, a quanto pare, l’embrione è un essere umano, il malato no.


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