La fede nella scienza

L’opinione di Federica Onori

Da sempre l’uomo ha provato a rispondere alle tante domande sul senso della vita o sul perché della morte. E da sempre è stato indotto a trovare risposta – non potendola cogliere nel mondo concreto e razionale – nella sfera dell’ignoto, inventando l’esistenza di un motore immobile, di un essere superiore o di un dio che dall’alto della sua esperienza e posizione, sia in grado di muovere gli eventi e dirigere le sorti del genere umano.

La religione nasce dall’ignoranza e dalla paura. Ne sono testimoni le civiltà primitive e la loro erronea convinzione che un fulmine o un tuono altro non fossero che il castigo di una crudele divinità inferto agli uomini.

Punizione o ricompensa: sono queste le due caratteristiche che sembrano accompagnare l’evolversi della fede religiosa e che trovano nel Medioevo e negli anni ad esso successivi la loro ragion d’essere. Lo scheletro armato di falce e martello, la danza macabra dei corpi viventi portatori della loro stessa morte, le indulgenze i cui proventi venivano devoluti per la costruzione di S. Pietro e dei palazzi vaticani, opprimevano il fedele costringendolo a seguire i dettami che la Chiesa gli imponeva. Ma l’imposizione non reca alcun giovamento, soprattutto oggi quando si spera che certe superstizioni siano superate.

Per troppo tempo la Chiesa ha abusato del suo potere per intervenire nelle questioni politiche e culturali, approfittando della debolezza o della assenza delle istituzioni o ostacolandole nei loro progetti. Ora questo atteggiamento non è più tollerabile. Il Vaticano non può, anzi non deve condizionare la vita politica italiana – se è vero che sbagliando si impara – e lasciare libertà di pensiero e di azione. Credo che siano passati parecchi anni, per usare un eufemismo, dalla Controriforma e dal Tribunale dell’Inquisizione. Credo che la scienza possa agire liberamente senza rischiare la scomunica contribuendo allo sviluppo e al progresso della nostra società. Credo che l’approvazione della recente legge sulla fecondazione assistita sia una grave limitazione per la libertà di tutti i cittadini.

Se i nostri antenati per fronteggiare la paura della morte, per il desiderio di poter vivere il più a lungo possibile riponevano tutta la loro fede in un dio, oggi più che mai si ha il dovere di riporre tutta la nostra fede nella scienza, unica possibilità per migliorare la nostra esistenza e protrarla nel miglior modo auspicabile.

Spero che questo referendum, al di là dei vari aspetti presi in considerazione che possono legittimamente essere ritenuti giusti o meno, si trasformi in una potente arma nella mani degli italiani per ribadire e rafforzare la loro libertà, autonomia e indipendenza in un Paese democratico che, solo in questo modo, può realmente dar prova di essere chiamato tale.


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