L’indifferenza e il disinteresse

Di Federica Onori

Capita spesso, soprattutto in questi ultimi tempi, di parlare senza ricevere alcuna attenzione. Se la parola non diventa urlo, se l’urlo non diventa accusa ingiustificata con l’unico obiettivo di sopraffare la altrui libertà di espressione e stabilire il proprio territorio di dominio, non vi è alcun dubbio che l’interesse suscitato è pari a zero. Lo si vede ovunque, a partire dai programmi televisivi intenti a privilegiare appassionanti litigi che inducono il pubblico a una difficile scelta, quella di schierarsi con l’accusa o con la difesa, in una sorta di improbabile tribunale in cui si è al tempo stesso giudici e spettatori. Assurda situazione questa che sembra aver trovato come interlocutori, o meglio imitatori privilegiati i politici italiani, uniti soltanto nel combattere idealmente, con il potente mezzo della violenza verbale, una lotta contro un nemico di cui sanno scoprire gli sbagli peggiori senza però offrire un’alternativa concreta alla loro posizione. Forse non hanno capito che alzare la voce rischia di allontanare un pubblico che ama sì essere testimone di dispute accese, ma solo quando in gioco vi è una teatrale e ridicola messa in scena di una storia d’amore, di uno scontro generazionale padre- figlio in cui però è portato a riconoscersi. Qui sta il vero problema: l’uomo italiano non si riconosce nella vita politica del suo Paese, è quasi estraneo agli avvenimenti sociali, politici, culturali che stanno trasformando non solo l’Italia, l’Europa ma tutte le varie diversificazioni mondiali perché, chiuso nella propria confortevole tana non sa guardare oltre il muro che lo circonda, credendo erroneamente che ciò che sta al di fuori non lo tocchi minimamente. Quindi, accanto a quell’assenza di conversazione che già nel 1824 aveva indotto Leopardi a ritenere che " per tutto si ride e questa è la principale occupazione della conversazione" fino a denunciare l’incapacità della classe dirigente di imporre il proprio tono, sottolineando che "gli usi e i costumi in Italia si riducono generalmente a questo, che ciascuno segua l’uso e il costume proprio, qual che egli sia", c’è un altro fattore che personalmente mi preoccupa: l’indifferenza. Il mio è il punto di vista di una ragazza che vive in un piccolo paese di circa 2500 abitanti, che frequenta l’ultimo anno del liceo e che vede tra i ragazzi disinteresse, o peggio ancora il brutto vizio di uniformarsi "senza se e senza ma"- per usare una perifrasi in voga in questo periodo- a un determinato schieramento senza valutarne le possibili limitazioni. Allora il problema è un altro. Il disinteresse e l’indifferenza sono il risultato di una politica che non appassiona, che non travolge, che si concentra sul piano puramente ideale senza coniugare al principio la pratica politica, l’azione, senza offrire la forma più semplice e comune di confronto che è il dialogo, un vero e sincero scambio di idee che invece ho potuto vedere, e soprattutto ascoltare nell’ultima – per me la prima – Convention Radicale. Probabilmente non ho colto appieno tutte le iniziative, avendo scoperto da pochissimo tempo questo nuovo "mondo". Forse non ho focalizzato l’obiettivo di alcuni discorsi e proprio per questo motivo spero che al di là delle parole si incominci presto ad operare concretamente. Ma di una cosa sono certa: sono tornata a casa con una grande voglia di fare, con quell’entusiasmo di chi crede che, impegnandosi nel proprio piccolo, è possibile realizzare un grande progetto composto da tante voci le cui diversità altro non sono che il loro punto di forza.


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