L’ANTISEMITISMO IN EUROPA

Esclusiva per Generazione L: Viviana Kasam

L’Europa si sta accorgendo di essere di nuovo (di nuovo, o ancora?) antisemita. E se è vero che l’interesse a la comprensione per il mondo ebraico sono notevolmente migliorati, grazie, innanzitutto, al Papa che ha chiesto scusa agli ebrei e continua a promuovere solidarietà e amore per i “fratelli maggiori”; grazie agli intellettuali –editori, scrittori, giornalisti-, che hanno scoperto la ricchezza della cultura non solo mitteleuropea ma anche israeliana, è altrettanto vero che l’antipatia, trasformata in rifiuto politico, per Israele, dissimula purtroppo i germi del vecchio antisemitismo, che dopo la Shoah si voleva sconfitto, almeno nella civile Europa. E così la “solidarietà” con i palestinesi (giustificata anche da interessi politico-economici verso il mondo arabo del petrolio) sta spesso assumendo i connotati del vecchio odio per gli ebrei, e tanto più per i “nuovi” ebrei, quelli che non accettano di essere schiacciati, annientati, vittime predestinate, che rifiutano di essere cancellati dal mondo. Questa antipatia per l’ebreo che rivendica i suoi diritti, tra i quali anche quello di difendersi, ha avuto avalli importanti: basti pensare al libro di Sergio Romano “Lettera a un amico ebreo”, dove, dopo una dichiarazione iniziale di grande amicizia verso gli ebrei, viene adombrata la tesi che “vanno bene” solo i vecchi ebrei, quelli che si sono fatti massacrare nelle camere a gas, mentre i nuovi ebrei si rendono odiosi, risuscitando gli antichi stereotipi. Quello di Sergio Romano, e di tanti che premettono ai loro discorsi la frase “io non sono antisemita: ho tanti cari amici ebrei”, per poi criticare aspramente i “sionisti”, è un antisemitismo subdolo, perché basato su un distinguo pregiudiziale tra ebrei buoni e cattivi. Senza voler entrare in una analisi di torti e ragioni nel conflitto mediorientale, che sicuramente stanno da entrambe le parti) va ribadito che l’Europa ha accettato per anni una stampa smaccatamente filopastinese e antiisraeliana (come racconta un interessante film francese, mai giunto in Italia: si chiama Décryptage, e chi è interessato lo può ordinare in versione DVD sul sito www.fnac.com), senza rendersi conto che nel rappresentare gli israeliani come imperialisti guerrafondai, ed evitando di approfondire le ragioni storiche della guerra con i palestinesi, si ricostruiva lo stereotipo dell’ebreo nemico, sanguinario e spietato. E agli ebrei della diaspora, a noi ebrei che viviamo in Europa, si richiedeva, per essere accettati, una presa di distanze da Israele: diventavamo ebrei “buoni” solo se antisionisti, senza voler accettare il fatto che possiamo anche dissentire dallo politica dei governanti israeliani, ma che per noi l’esistenza di Israele è l’unica speranza di avere un luogo sicuro di riferimento, una identità anche territoriale, un rifugio dai soprusi che nei millenni ci sono stati inflitti. Chi scrive è contraria alla politica di Sharon; è favorevole al Trattato di Ginevra, anche se esso comporta alcuni rischi per la sicurezza futura di Israele; ritiene che il primo passo debba essere fatto dagli israeliani. Ma ritiene che gli israeliani avessero ragione, e gli ultimi sviluppi lo stanno dimostrando, quanto descrivevano Arafat come un pericoloso doppiogiochista per nulla interessato alla pace; che la seconda intifada non è nata solo per la passeggiata di Sharon intorno alle moschee (per quanto inopportuna essa sia stata), ma che fosse da lungo tempo preparata, e in attesa di una giustificazione per scoppiare; e che i paesi arabi, anche quelli che hanno firmato trattati di pace con Israele (l’Egitto per primo) continuino ad alimentare l’odio verso gli ebrei e ad incitare all’annientamento di Israele. Bastino questi tre esempio, riportati dall’agenzia internazionale di stampa Memri: i libri di testo dell’Autorità palestinese, che dopo il Trattato di Oslo avevano attutito generalmente la virulenza contro Israele, hanno ripreso a fomentare l’odio per gli ebrei e lo stato “sionista”, incitando alla Jihad e al martirio; la nuova biblioteca di Alessandria (ricostruita dai governi egiziano e italiano con il contributo dell’Unesco) espone accanto alla Torah, come un testo sacro e fondante dell’ebraismo, “I protocolli di Sion” (un clamoroso falso fabbricato dall’Okhrana, la polizia segreta zarista, nel 1920 per dimostrare l’esistenza di un complotto giudeo contro il mondo e giustificare così i pogrom); e il direttore della Biblioteca, Yusef Ziedan, in una intervista all’Agenzia Memri, ha spiegato che questo libro “per gli ebrei sionisti di tutto il mondo è più importante della Torah, perché conducono una vita sionista in conformità ad esso”; la televisione nazionale egiziana trasmette uno sceneggiato a puntate ispirato agli stessi Protocolli, dove i Rothschild vengono raffigurati come gli Anziani di Sion, pronti a uccidere bambini per rituali satanici e a complottare per impadronirsi del potere universale. Purtroppo non c’è stata ancora nessuna protesta da parte della Comunità Europea, che peraltro non è riuscita nemmeno ad approvare (come riporta un recente articolo di Paolo Mieli apparso sul Corriere della Sera), l’istituzione di una commissione di inchiesta per far luce su come siano stati spesi i quasi 1500 milioni di euro erogati dalla Unione Europea all’Autorità palestinese fra il 1994 e il 2002 (di cui 250 milioni di euro nel solo 2002, durante la seconda intifada). Di questi soldi, che parecchi temono siano stati destinati in parte a finanziare attività terroristiche e a fomentare l’odio antiebraico, non si ha una rendicontazione: e nonostante i 7 deputati radicali al Parlamento Europeo abbiano raccolto 160 firme fra i colleghi, l’opposizione ha impedito che si istituisse una Commissione di inchiesta, optando per un gruppo di lavoro di 12 membri, che ovviamente non ha gli stessi poteri e la stessa autorità. Il nuovo antisemitismo si radica quindi sui pregiudizi mai sopiti contro gli ebrei, facendo leva sulla solidarietà con i palestinesi: e come una volta la stampa si prestava a descrivere gli ebrei come occulti manovratori di potere, negli ultimi anni i media hanno concorso a demonizzare l’immagine dello Stato di Israele, come aggressivo, imperialista, spietato, immagine che poi si è allargata a tutto il mondo ebraico. Sorprende perciò che Sabina Guzzanti in una trasmissione televisiva trasmessa dal servizio pubblico, parli del governo di Israele come “il peggiore al mondo”, senza che nessuno protesti? Israele avrà un governo criticabile, ma è un governo eletto democraticamente, e si comporta secondo le regole della democrazia: ed esso sarebbe peggiore delle sanguinarie dittature radicate in tanti Paesi, o dei governi di molti Paesi arabi, dove la immensa ricchezza petrolifera è ripartita tra pochi, e il popolo vive nella più assoluta povertà? Dei Paesi in cui non sono rispettati i più elementari diritti umani? L’atteggiamento di Sabina Guzzanti è il tipico prodotto di una malaugurata cultura parecchio diffusa ahimé tra la sinistra (come hanno evidenziato scomodi sondaggi della Comunità Europa, che proprio per questo sono stati insabbiati) che, eleggendo i palestinesi a vittime impotenti, ha sempre rifiutato di approfondire la verità sul conflitto arabo-israeliano, di capire anche le ragioni degli israeliani, di creare un giudizio equo. E si è arrivati così al paradosso di una destra di matrice fascista che si dichiara filosemita, e di una sinistra, che origina dal movimento partigiano antifascista, più o meno apertamente antisemita. Con ripetuti e allarmanti scivol
oni anche da parte dei vertici della Comunità Europea. L’antisemitismo prospera in Europa con una forza che spaventa: non sono solo gli attentati alle sinagoghe, le profanazioni dei luoghi sacri, le scritte antiebraiche (presenti persino laddove gli ebrei non ci sono, come in Spagna, o sono una esigua minoranza, come in Grecia). E’ anche un atteggiamento mentale e un comportamento sempre più diffuso: che trova riscontro nel linguaggio dei giovani, nel diffondersi dei nuovi/vecchi stereotipi che accomunano ebrei e israeliani in un unico pregiudizio, e fa sì che chiunque abbia motivo di risentimento, per qualsiasi banale causa, verso un ebreo, attribuisca i comportamenti criticati all’appartenenza a quella che Sabina Guzzanti nella sua infelice sortita televisiva ha definito “la razza ebraica” (e la Guzzanti non è una comica ignorante e sprovveduta, proviene da una famiglia di intellettuali, informati e colti). Se in Italia per ora l’antisemitismo ha per fortuna ancora poche manifestazioni concrete, in Francia esso ha assunto dimensioni agghiaccianti, tanto da indurre molte famiglie ebree ad emigrare, spaventate da scritte, bombe, aggressioni, e dalla sensazione che la politica filoaraba del governo non tuteli più gli ebrei. Così, nella Repubblica francese, fondata sul motto “liberté, égalité, fraternité”, e dove per legge è proibito ostentare a scuola simboli religiosi, si parla di 4.000 studenti a cui sarebbe stato chiesto di lasciare la scuola pubblica, perché i presidi non ce la fanno a garantire la loro incolumità: vengono infatti aggrediti, picchiati, insultati, dai compagni musulmani o francesi filo-palestinesi. Se, come pare, per questi studenti si creeranno scuole ebraiche (e la Comunità ebraica francese si è attivata per raccogliere i fondi), non è l’inizio di una nuova ghettizzazione? Certo, la Francia è un caso a sé, con i suoi quasi cinque milioni di immigrati musulmani. Ma in tutta Europa il numero dei musulmani sta crescendo, e si sta saldando il legame ideologico che attraverso il filo rosso dell’antisemitismo collega fautori della jihad, terroristi di estrema sinistra, nostalgici del nazismo. Queste frange terroristiche trovano alibi e sostegno morale nell’humus antiisraeliano/antiebraico del popolo dei pacifisti, no-global, antiimperialisti, simpatizzanti della sinistra populista, del cattolicesimo pauperista, nemici degli americani e del capitalismo. Dimentichi che Israele è anche il paese dei kibbutz, del sogno socialista diventato realtà e che se una degenerazione c’è stata, essa è nata soprattutto a causa della guerra permanente in cui il Paese si è trovato fin dai suoi primi giorni di vita, e dalla pervicace volontà di annientarlo da parte di tutti i Paesi circostanti. Ma di questo si parla di rado , perché gli ebrei sono sempre stati, e rimangono, un comodo capro espiatorio al quale attribuire, e far scontare, i mali del mondo. Viviana Kasam


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