Libera la ricerca, ricerca la libertà….tutti con Luca!

“Libera la ricerca, ricerca la libertà”

di Marianna Mascioletti

Resoconto del congresso dell’Associazione Luca Coscioni Certo, non c’era il pubblico delle grandi occasioni. Certo, la maggior parte della stampa italiana lo ha del tutto ignorato. Certo, non è stato il solito gran galà di beneficenza, come d’altronde l’Associazione Coscioni non è la solita associazione di malati. Ma, nonostante questo, il congresso tenutosi al Santa Maria della Pietà il 17 e 18 gennaio scorsi è stato uno degli eventi più significativi degli ultimi mesi sul fronte “libertà di ricerca scientifica”, e forse, a voler essere precisi, sul fronte “libertà” in generale. Un congresso in cui esponenti di molte forze politiche, da Alleanza Nazionale ai DS, e naturalmente ai Radicali, hanno portato il loro saluto e il loro contributo, hanno esposto le proprie opinioni e hanno promesso il loro impegno. Un congresso in cui, grazie ai sintetizzatori vocali, i muti hanno parlato. Un congresso in cui è stato proprio chi è immobilizzato dalla malattia ad incitare tutti, con parole significative ed emozionanti, a muoversi, a fare, ad agire; è stato proprio chi sa di avere poco da vivere a comunicare il messaggio più positivo e più importante, spronando tutti gli altri, tutti noi altri, talvolta indifferenti, o dubbiosi, o demotivati o chissà che, a vivere, a dare un senso alla vita, a non arrenderci, a metterci in azione subito. Un congresso in cui, insomma, pur senza scomodare i santi, possiamo dire che qualcosa di molto vicino ad un miracolo è avvenuto. Contro ogni facile previsione, contro quello che ci si vorrebbe far credere, contro i pregiudizi pietistici di tante persone anche in buona fede, si è scoperto che i malati (“poveretti”, sento già sussurrare…ma aspettate, prima di dirlo, potreste avere una sorpresa) sono perfettamente capaci di pensare con la propria testa e, soprattutto, non aspirano al compatimento o ad una sterile solidarietà umana, ma piuttosto vorrebbero essere messi in condizione di vivere da individui. Non vogliono essere “casi umani”, ma, come Luca Coscioni, presidente di Radicali Italiani e malato di SLA, vogliono diventare casi politici. Sono riusciti a capire meglio degli altri che “se non ti occupi di politica, la politica si occupa di te”. E vorrebbero occuparsene, loro, di questa politica ostile, che emana leggi, come la recentissima 1514 (“Norme in materia di procreazione assistita”), fatte apposta per bloccare la ricerca e quindi la speranza. Vorrebbero occuparsene, perché pochi sono i politici che hanno il coraggio di schierarsi apertamente contro i soprusi di stato verso chi non può difendersi; sono pochi (i Radicali in testa) ad affermare con sicurezza che le cosiddette “questioni di coscienza” devono divenire, anzi, sono questioni politiche. Gli altri, invece, preferiscono relegare i malati nel recinto della loro sofferenza, della loro presunta “anormalità”, preferiscono occuparsi di problemi che non capiscono, non possono e forse non vogliono capire. Provateci voi, allora, signori della politica “ufficiale”, professionisti ipocriti della compassione e della carità, provateci voi a guardare negli occhi Luca Coscioni dicendogli che non può, non deve, non sta bene per lui fare politica; diteglielo voi che deve rassegnarsi ad una vita (o a quel che ne rimane) senza speranza, senza luce, senza possibilità di cambiare le cose, ad una vita ogni giorno più difficile e più insopportabile. Diteglielo, argomentate, motivate, fate quello che vi pare, ma cercando di sostenere il suo sguardo; magari voi ci riuscirete. Io non ce la farei.


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